Giorno 3: Piacenza-Cremona 18 maggio

Ci svegliamo di buon’ora a Piacenza anche se la tappa di oggi sarà meno lunga delle altre. Dobbiamo superare un forte dislivello del fiume Po all’altezza della centrale elettrica di Isola Serafini. Passare questa chiusa è sempre un’incognita perché dipende dal livello delle acque: se sono troppo basse non è possibile utilizzare la conca e si deve ripiegare per un trasporto delle imbarcazioni da terra, cosa che richiederebbe un certo tempo.

Lasciamo la storica Canottieri Vittorino da Feltre, una delle tante nate nel 19° secolo lungo le rive del grande fiume. Nel frattempo cerchiamo di contattare il conchista – figura a noi ignota fino a poco tempo fa – che gestisce la chiusa di Isola Serafini. Il responso, fortunatamene, è positivo: il livello è abbastanza alto e potremo utilizzare le chiuse.

Oggi il sole splende sopra di noi, l’aria si scalda al passare delle ore, ogni tanto incrociamo qualche airone. A volte si nota una grande V formarsi e scorrere veloce nella corrente: è il pesce siluro.

Il paesaggio si ripete sempre uguale e sempre diverso: pioppeti, spiagge, pecore e vacche fino alla riva, alcune casette galleggianti, qualche campanile che spunta dietro gli alberi od oltre gli argini. Un senso di pace si diffonde in questo deserto d’acqua perché questo grande fiume, contrariamente a quanto si pensa, è deserto, non si incrocia nessuno per molto tempo: ogni tanto un gommone di pescatori, più di rado piccole chiatte trainate da rimorchiatori, raramente un kayak.

Ognuno rema coi propri pensieri, si ride e si scherza sulle barche, il tempo deve passare; qualche volta si sente qualcuno zittire tutti: è il desiderio di sentire il silenzio che c’è attorno a noi, un silenzo al quale non siamo più abituati, un silenzio che ci riporta a noi stessi.

Guardiamo l’orologio, facciamo due conti e capiamo di essere in largo anticipo rispetto all’apertura della conca. Perché passare una conca non è come passare un casello autostradale, non aprono quando arrivi o vuoi tu. Aprono quando possono e vogliono loro, e tu ti devi regolare di conseguenza. Questa “benedetta conca” aprirà alle quattro del pomeriggio e noi dovremo aspettare.

Ne approfittiamo e decidiamo di fare una sosta più lunga per il pranzo.

Si ormeggia all’Associazione San Nazaro Motonautica, nonostante la struttura sia chiusa, e organizziamo, al volo, una prenotazione all’Antica Trattoria da Cattivelli, che da nostri studi topografici ci sembrava poco distante. Gli studi si rivelano errati e la possiamo raggiungere solo grazie a tre macchine che ci vengono a prendere, macchine mosse da pietà per questi 10 pazzi che stanno andanda da Milano a Venezia. Anche in questa occasione siamo felicemente sorpresi dalla gentilezza e disponibilità delle persone che vivono lungo il Po.

Mangiamo abbondantemente – forse troppo – ritorniamo, dopo una sosta di due ore, alle nostre barche e ci avviciniamo a quel “mostro” che tanto ha turbato i nostri sogni: la chiusa di Isola Serafini. Alcuni di noi già si vedevano risucchiati dai gorghi delle turbine della centrale idroelettrica, altri si immaginavano tagliati in due dalle paratie.

Nulla di tutto questo accade ma essere dentro una conca – che a paratie chiuse si abbassa di 10 metri – non è una cosa che capita spesso nella vita. E’ impressionante ed affascinante.

Quando le paratie a valle si aprono è come se si alzasse un sipario, è come se si ritornasse alla vita dopo un tempo sospeso nel quale hai temuto di essere in trappola.

Ancora una breve navigazione e si raggiunge Cremona con la sua grande tradizione di canottaggio. Ci accolgono un maestoso lungofiume e una delle sue canottieri più importanti: la Leonida Bissolati.

Alcuni di noi decidono di accettare un invito particolare: si dormirà in una casetta galleggiante ospiti di Armando che ci racconterà il suo amore per il grande fiume.

Man mano che passano i giorni capiamo sempre di più quanto il Po non sia, in effetti, solo un fiume, il Po rappresenta un’entità assoluta e superiore, qualcosa di metafisico che entra dentro il cuore delle persone del luogo.E’ un amante che ti ammalia e ti irretisce: non puoi più farne a meno.

Guardiamo il fiume all’imbrunire mentre un treno merci che sferraglia passa sul ponte di fronte a noi: sembra un film, sembra irreale. Forse non siamo più abituati alla realtà. Ci sentiamo fortunati e con questi pensieri cerchiamo il riposo nella notte. Domani si rema ancora.

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